1975 - Antonio Scaccabarozzi (di Vanni Scheiwiller)

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La ricerca rigorosa di Scaccabarozzi ha inizio nel' 64, dopo viaggi in Europa (dal' 60): Parigi, Londra, Rotterdam, studiando e seguendo gli ultimi sviluppi dell' arte moderna.
Scaccabarozzi (nato a Merate nel 1936) fa parte di quell'avanguardia degli anni '70 con un punto di partenza comune, il «concretismo plastico» pur con interessi vari: le ricerche sistematiche sul colore, quelle strutturali o spaziali.
Dopo alcuni tentativi di uscire da una situazione che teneva conto delle esperienze del neoplasticismo, Scaccabarozzi si è fatto un concetto artistico molto semplice ma anche molto onesto: non avendo alle spalle una cultura classica (è diplomato alla scuola superiore di arte applicata nel '59) ha cercato spontaneamente di «costruire metodologicamente» partendo da schemi semplici e da relazioni controllate,per ottenere una «chiarezza espressiva» e una «semplicità nei mezzi».
«Le sue opere nascono proprio da una scelta di semplicità, come reazione alla posizione inizialmente romantica di enfatizzazione e di ridondanza dell'immagine e della comunicazione» (Ernesto L. Francalanci, 1973).
Negli anni '67-'68 si interessa al modulo come base di possibilità espressive: esperimenti con materiali di natura diversa avvalendosi di tecniche diverse. Dal '69 indirizza la ricerca sul campo delle strutture, opere a punto di vista variabile: dattilografia, opere in legno, opere in tela fustellata, opere-ambiente, dattilotipie (grafica). Per Scaccabarozzi, un'attività «mentale» che diventa «fisica» per poi risultare «poetica». I mezzi da lui impiegati in quegli anni:
l) la macchina da scrivere, dove l'operazione avviene sulla carta mediante pressione di un tasto (punto) a secco ripetuto e controllato, fino a ottenere una superficie leggermente in rilievo costituita da puntini;
2) elementi cilindrici organizzati in gruppi, di direzioni diverse, con base inserita in un piano-supporto in modo tale che facciano corpo con esso e di seguito dipinti con colore al nitro;
3) tondatura da fustella, su tela dipinta a colore acrilico, con parti sollevate dei punti fustellati.
In una sua mostra del '73, oltre le «Indicazioni metodologiche» di E.L. Francalanci, l'oggetto allegato al catalogo offriva non tanto un'immagine casuale di un'opera finita, quanto una campionatura del processo operativo globale. L'autore aveva aggiunto nel '72 all'ironica indicazione didattica: «Tipificazione e metodo di procedimento», addirittura delle tavole illustrative, didascaliche: l) supporto rigido (legno compensato) ; 2) supporto elastico (tela); 3) supporto rigido (legno compensato + idropittura) ; 4) supporto elastico (tela + idropittura) ; 5) prodotto non finito (supporto rigido + supporto elastico + idropittura + tondatura) ; 6) protezione (ple- xiglas); 7) supporto protezione (cornice); 8) prodotto finito (opera: supporto rigido + supporto elastico + idropittura + tondatura + protezione + supporto protezione + ecc … ).
Oggi, nelle sue ultime opere '74-'75, Scaccabarozzi si è coerentemente spostato dalle ricerche strutturali e spaziali verso analoghe ricerche mediante il colore. In rapporto ai lavori precedenti è stato eliminato il rilievo e quindi l'interferenza della luce.
Nei lavori precedenti, il giallo o bianco fluorescente era inteso come non colore.
Avendo però notato che i suoi lavori alla luce naturale (se non disposti in modo particolare) soprattutto nelle stagioni di luce bassa, sono poco visibili, questo fatto gli ha suggerito nel '73 l'idea di intervenire sugli elementi con pittura fluorescente, ma solo per differenziarli in maniera equilibrata (giallo o bianco).
PREVALENZE si chiamano le opere odierne, perchè non si sa in fondo chi prevale: le strutture, gli spazi o i colori, una verticale o un' orizzontale. Il colore serve solo per diversificare le verticali dalle orizzontali. Per esempio, il trittico del '74 con cinque colori (sul retro la campionatura: giallo, arancio, rosso caldo, rosso medio, rosso freddo). L'autore offre un' idea generale dentro cui sviluppa dei piccoli lavori, lasciando allo spettatore la scelta delle possibilità.
Altri esempi: tre rossi e tre rispettivi toni, uguali e precisi sia nel colore che nella posizione; sei grigi con prevalenze di colore: uno schema possibile è partire dal centro, una verticale seguita da una orizzontale, ne risulta il rettangolo come spazio, anche se deborda, continua cioè oltre il quadrato contingente della tela.
L'artista e il visitatore o, più esattamente, l'operatore e il fruitore devono trovare un punto comune come stimolo della propria sensibilità, la scelta iniziale della verticale o dell'orizzontale, del colore, ecc. Per rendere una visualizzazione dello spazio, organizzato e controllato attraverso la necessaria relazione fra gli elementi, basta spostare il punto di vista.


Vanni Scheiwiller
Fiesole, 24 Febbraio 1975

 

esposizioni individuali
1965 Milano - centro culturale “elio agresti”
1969 s. margherita l. - esecuzione di un’opera ambiente
1970 brescia - centro la comune
brescia - galleria santa chiara
1971 novara - galleria uxa hanover - galerie ernst
1972 salò - centro d’arte santelmo castellanza - galleria del barba
1973 osnago - galleria della cappelletta venezia - galleria d’arte del cavallino karlsruhe - galerie ubu koln - galerie rechermann bern - galerie lydia megert
1974 munchen - galerie tomas keller rapperswil - galerie seestrasse

Informazioni aggiuntive

  • Autori: Vanni Scheiwiller - Critico d’arte ed editore
  • Data 1a Edizione: 1975
  • Sottotitolo: per Studio Casati, Merate